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. Energia solare in Italia |
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Energia solare termica in Italia: storia e divenire
In Italia il primo tentativo di utilizzo dell'energia solare su vasta scala risale alla metà degli anni settanta. La minaccia dei paesi arabi di ridurre l'esportazione di petrolio stimolò la ricerca di alternative ai combustibili fossili. Così si prese a fare un gran parlare di nucleare e di energie rinnovabili tra le quali la più fruibile, per il "Paese del Sole", appariva appunto quella solare. Furono emanate leggi a favore e, sulle ali di un subitaneo entusiasmo, fabbri di paese e grandi industrie si cimentarono nel produrre e presentare tempestivamente sul mercato pannelli solari dalle più diverse caratteristiche di forma ed efficienza. Molti prodotti tuttavia non erano ancora, per forza di cose, il frutto di pazienti ricerche, né di maturate esperienze. Ognuno utilizzava sapienza e procedimenti più facili o più consoni al riutilizzo di materiali già impiegati per le loro lavorazioni o all'impiego della professionalità maturata specialmente nel settore termoidraulico. Per di più si concentrò l'attenzione sui pannelli solari, trascurando spesso le problematiche per il miglior trasferimento della loro efficienza, già piuttosto modesta, allo scambiatore e, di conseguenza, alla rete dell'acqua calda prevista o esistente. Come fabbricare un motore senza preoccuparsi del suo più efficace inserimento nella macchina. Si mutuò, in sostanza, dalla tecnologia degli impianti di riscaldamento il sistema a pompa, rovesciandolo ma trascurando il fatto che, trovandosi, nel caso dei pannelli solari, il produttore di calore in alto sul tetto e non in cantina e generando questo varie temperature in modo non regolabile, le due situazioni erano completamente differenti.
Così ben presto i nodi vennero al pettine. L'utenza si accorse che i costi degli impianti non erano facilmente ammortizzabili, che le loro necessità di manutenzione erano troppo frequenti ed onerose, che la loro durata era incerta e che le loro garanzie erano subordinate al buon funzionamento di ciascuno dei tanti elementi dell'impianto. Così nacque l'insoddisfazione che molto spesso mutò in contenziosi tra utenti ed imprese installatrici, tra queste ultime ed i rivenditori e tra i rivenditori ed i fabbricanti. E fu la rovina, perché i pannelli solari furono da allora marchiati come inefficienti e costosi e nessun operatore volle più saperne: gli entusiasti che si erano dedicati solo a quello per lo più cessarono e gli altri abbandonarono il settore e tornarono a dedicarsi alle loro attività tradizionali.
Alla metà degli anni ottanta il tentativo dell'Enel di vivacizzare il settore, attraverso un contributo statale a fondo perduto agli utenti e con un finanziamento con il rimborso in bolletta, fece rinascere l'interesse. Ma le modalità di approccio tecnologico rispetto agli anni settanta non furono cambiate per cui dopo una fiammata ci fu di nuovo un crollo che questa volta sembrò tombale. Perché l'Enel, che produceva e vendeva energia, promosse l'autoproduzione attraverso l'energia gratuita del sole? Non si sa. Sta di fatto che a termine campagna l'Enel stesso, su alcuni suoi opuscoli, li definì come antieconomici. Gli impianti realizzati andarono quasi tutti, ben presto, fuori servizio e spesso furono letteralmente "gettati" giù dal tetto dagli utenti infuriati che si sentivano truffati.
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| Impianti ad energia solare |
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Negli anni novanta una nuova volontà politica internazionale costrinse ancora una volta a prestare attenzione al solare. Il quadro era, ed è, piuttosto desolante per l'industria solare italiana che, se si esclude qualche volonteroso artigiano, non esiste. Proprio a causa dei fallimenti degli anni settanta e ottanta. Tuttavia il potere politico non poteva ignorare questa istanza e così, almeno per motivi di immagine, emanò alcune leggi e normative apparentemente buone ma che poi, all'attuazione pratica, si rivelarono defatigatorie e limitanti. Parliamo dei contributi in conto capitale distribuiti dalle regioni attraverso procedure costose e complicate che ne innescano altre di tipo urbanistico concretizzando una situazione di fatto ostativa. Senza contare che l'erogazione di contributi a intermittenza e in modo aleatorio non solo è sostanzialmente un modo surrettizio per contingentare il mercato, ma anche un sistema di killeraggio delle aziende di settore attraverso una aritmia perniciosa al loro andamento economico. Per di più il disposto di una di queste leggi, la 10/91, che obbliga gli enti pubblici a utilizzare l'energia solare, è da questi ultimi del tutto disattesa. Questi hanno praticato una specie di sciopero bianco rendendosi di fatto, nei confronti della 10/91, omissori di atti di ufficio.
Nell'arco di tutti questi decenni presi in esame però, tecnologie maturate fin dalla prima metà del secolo appena terminato, in paesi come l'Australia, fecero la loro apparizione in Italia con macchine complete che, a parità di acqua calda prodotta, costavano meno, non richiedevano manutenzione, assicuravano una durata e potevano persino garantire, dato l'irraggiamento locale, oltre ai materiali, anche una produzione di acqua calda precalcolabile. Queste fiammelle mantennero vivo il settore e piano piano l'incrementarono fino a costituire la maggior parte del mercato italiano che sta lentamente rifiorendo.
Ai giorni nostri però l'Italia si presenta ancora largamente inadempiente nei confronti degli altri paesi europei. Nelle nuove obbligazioni, pur sottoscritte, previste dal Protocollo di Kyoto e dal libro bianco dell'UE, che esige l'installazione di 100 milioni di mq nel territorio dell'Unione entro il 2010, l'Italia rischia di finire in zona "quote latte". Che vuol dire che nel 2012, non solo non avrà ottemperato al disposto del Protocollo di Kyoto che prevede la riduzione di anidride carbonica (e ogni metro quadro di pannello solare installato evita l'emissione di quasi una tonnellata di tale gas), ma anche nei confronti del libro bianco UE.
Fortunatamente il pubblico si sta chiedendo con sempre più insistenza come mai si vedono più pannelli solari in Germania che in Italia e d'iniziativa si informa, chiede preventivi, installa affrontando magari tutte le procedure scoraggianti imposte nei modi e termini più disparati. Un vero dispiego di questo mercato, tuttavia, non potrà aversi in tempo se non abolendo i contributi saltuari e affermando l'inalienabilità del diritto di sfruttamento dell'energia solare incidente sulla proprietà. Per questo, d'iniziativa di alcuni operatori, professionisti e semplici cittadini è sorta una associazione detta Circolo Solartermia che si è posta come scopo statutario una proposta di legge di iniziativa popolare che, oltre ad affermare il principio del "Diritto al Sole", prevede la deducibilità dal reddito delle persone fisiche delle spese per l'installazione degli impianti solari e l'esenzione IVA fino al 2010.
Accomandita Tecnologie Speciali Energia è protagonista nell'attivazione di dispositivi di liberalizzazione dell'energia solare sia attraverso il Circolo Solartermia, sia attraverso l'E.s.t.i.f. (European Solar Thermal Industry Federation) di cui è socio fondatore. Accomandita TSE ha ricevuto nel 1999 il più alto riconoscimento europeo per il settore, che è il premio Eurosolar, per la sua attività di "pioneering" su vasta scala sul mercato italiano. Accomandita TSE è distributore per l'Italia della Solahart, il più importante produttore "solare" del mondo. Il sistema solare Solahart per produzione di acqua calda, distribuito in Italia da Accomandita, ha ottenuto nel 2005 il marchio europeo Solar Keymark, che è il riconoscimento che il prodotto risponde non solo alle norme EN specifiche, ma anche a tutti gli altri standard europei di qualità. E' grazie a ciò che Accomandita TSE ha installato in Italia decine di migliaia di impianti solari Solahart, specialmente per il riscaldamento dell'acqua calda con il sole per abitazioni, hotel, comunità e processi industriali, ma anche per il riscaldamento ambienti a pavimento e mantenimento piscine. Con costi facilmente ammortizzabili, con poca o nulla manutenzione, lunga durata e grande soddisfazione degli utenti. Senza che questi impianti necessitino di energia elettrica e altre apparecchiature che ne aumenterebbero i costi di acquisto, installazione, gestione e manutenzione mortificandone invece il rendimento e l'affidabilità.
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